contributo

Secondo le prime indiscrezioni la manovra riformerà il sistema pensionistico
“ Ma allo studio c’è soprattutto una stretta sulle pensioni che oggi si possono ottenere con 40 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica (una buona parte dei lavoratori in uscita utilizza proprio questa possibilità). Con la manovra il limite potrebbe salire di uno, due anni o tre anni.”

Da tempo la polemica si appunta sulle pensioni di anzianità. Come noto sono quelle per cui puoi andare in pensione all’età che vuoi, ma avendo lavorato un minimo di anni.
Le pensioni di vecchiaia invece sono quelle che consegui ad un’età predefinita (continuamente in discussione). Ad esempio a 65 anni puoi andare in pensione.

Occorrono calcoli complessi, per mantenere in pareggio il bilancio pensionistico. Serve soprattutto sapere quanto campa la gente mediamente.
Questo spazio non è adatto a fare conti. Mi basta portare un piccolo contributo al dibattito.
In questo caso segnalo che costringere le persone a lavorare più anni di quello che vorrebbero non è un buon sistema.
Quando vengono a propormi pensioni private integrative si prevedono periodi brevi di contribuzione. Le danno anche dopo dieci anni. Naturalmente il calcolo che fanno è tale che statisticamente non ci rimettono. Insomma i versamenti possono essere anche effettuati per un anno, e tu puoi prendere la pensione tutta la vita, con l’avvertenza che sarà di 10 centesimi al mese.
Ebbene, non vedo ragione di costringere le persone a lavorare più tempo.
Il calcolo delle pensioni deve essere più chiaro. Ho versato tot, (calcolando anche il rendimento del capitale negli anni) , se vado in pensione, faccio per dire, a 60 anni , statisticamente ne campo altri x e la pensione viene fuori tot. .
Dico questo perché, nel movimento che si scaglia contro le pensioni di anzianità vedo un pericolo discriminatorio.
Chi va a lavorare a 18 anni inizia subito a versare i contributi. Chi studia, si specializza etc spesso inizia a contribuire a 30 e passa.
L’ingiustizia non è se uno va in pensione a 63 anni e l’altro a 65. L’ingiustizia è ‘pesare’ in modo diverso i contributi versati. Un euro vale un euro. Non vi può essere ingiustizia nella matematica.
Ciascuno ha diritto a recuperare quanto ha versato, attualizzato e con rendimenti decenti.
A tal proposito. Ho chiamato ora un mio amico per suggerire: perché, nel momento del bisogno, non obblighiamo le varie casse previdenziali ad investire i contributi in buoni del tesoro a reddito fisso 2%/2,5%.
I BOT vanno all’asta ogni giorno gettandoci nell’angoscia, a rendimenti alti. Poniamo un argine. Le casse effettuano enormi investimenti, dei più disparati (mi diceva un amico che la Cassa di Previdenza forense investe in azioni). Per cinque anni costringiamole a comprare dei BOT speciali al 2,5%.
Saremmo più tranquilli come assistiti e come italiani.

Pubblicato in: Senza categoria on novembre 30, 2011 at 1:56 pm  Lascia un commento  

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