IVA 23

Da tempo vado dicendo che in Italia la destra è in crisi più della sinistra. Forse l’ho anche scritto in qualche precedente post.

Abbiamo avuto l’anomalia di invidie incrociate. La sinistra (moderatissima)  voleva essere destra, e si baloccava con liberalizzazioni e rigore. La destra con il populismo.

E’ quindi mancato, a tempo debito, un passaggio reaganiano/thatcheriano nella storia italiana. Questo, peraltro, invece di rafforzare la sinistra l’ha indebolita. Se non conosci il male, non puoi neanche apprezzare la cura. Senza considerare che alcuni riassestamenti avvengono solo per approssimazioni dialettiche successive. Vale a dire che anche una robusta mazzata liberale per l’Italia avrebbe permesso, in seguito, più mirate aperture sociali. Invece noi abbiamo uno stato sociale formatosi per incrostazione, non per scelte strategiche. Per resistenza, non per scelta politica. Chi aveva buoni livelli di tutela se li è tenuti, alle nuove generazioni ..poco o nulla.

Ora, però, abbiamo il vero governo di destra liberale. Tutti contenti, finchè non arriveranno le scelte concrete.

Che si tratti di destra liberale non credo possano esserci dubbi. L’ICI (inevitabile) colpisce la massa dei piccoli proprietari. L’IVA, diceva il manuale di scienza delle finanze, è una tassa meno che proporzionale, e dunque profondamente anti-popolare, fin dai tempi della tassa sul macinato (che era il grano, non il pepe).

Mi soffermo su questo ultimo punto. Le imposte possono essere:

a) In proporzione al reddito.  Ad esempio un’imposta del 20% sui redditi tassa nella uguale misura tanto chi guadagna 10 (e pagherà 2) che chi guadagna 100 (e pagherà 20).

 

b) Progressive (nell’esempio di cui sopra chi guadagna 100 paga il 30%)- e sono quelle ‘di sinistra’.

 

c) Meno che proporzionali- che sono quelle di destra. E’ il caso dell’IVA. Come tassa sui consumi, apparentemente colpisce in misura eguale chi guadagna poco e chi guadagna tanto. Apparentemente è equa, ma va ricordato che chi guadagna tanto, statisticamente, non spende tutto (diceva Keynes che la propensione al consumo decresce al crescere del reddito).

Il ‘povero’ tanto guadagna, tanto spende. Non può risparmiare (o comunque risparmia poco). Il ‘ricco’ non spende tutto quello che guadagna.

Con l’Iva il risparmio non è tassato.

Esempio concreto – Iva al 23%:

Il ‘povero’ guadagna 20.000,00 euro e li spende tutti. Paga il 23% di 20.000 (ovvero 4.600 euro). Il ‘ricco’ guadagna 100.000 euro. Ne spende 50.000 (paga di Iva 11.500 euro).

Dunque un soggetto che guadagna 5 volte tanto il ‘povero’ paga poco più del doppio di IVA.

 

L’Iva è una tassa di destra (ed anche l’ICI sulla prima casa). Dunque il governo è di destra.

Non è una critica. E’ una mera constatazione. In Italia ci siamo abituati a confondere tutto in un grande minestrone informativo. Però i numeri contano.

 

 

Nello stesso tempo, io credo che quando scade la rata del mutuo occorra pagare. Chi è stato a contrarlo conta poco. Oggi grava su tutti, e tutti ci dobbiamo fare carico della rata. Il governo la vuole pagare, bene così.

Poi, una volta saldato il conto sarebbe il caso di non tornare nella beata incoscienza, ma di interrogarci con maggiore intensità sul sistema, sulle vie d’uscita, sulla nostra società, globalmente.

Pubblicato in: Senza categoria on novembre 21, 2011 at 9:16 am  Lascia un commento  

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